Il Pd ci ripensi
Perché è demenziale dire "processo breve giustizia morta"
I senatori dell’Italia dei valori, nel corso della consueta contestazione che inscenano periodicamnente in aula, hanno esposto un cartello in cui era scritto uno slogan che in ogni paese del mondo sarebbe considerato demenziale: “Processo breve giustizia morta”. La durata interminabile dei procedimenti giudiziari è considerata una caratteristica negativa del sistema italiano in tutto il mondo ed è causa di danni economici, perché scoraggia gli investimenti per il timore, fondato, di non poter ottenere per via legale una soluzione in tempi decenti.

Quale sarebbe, dunque, la giustizia ferita a morte dalla nuova legge, come sostengono i giustizialisti professionali e quelli di complemento che riempiono le pagine dei principali giornali con colonne di paludata critica a una misura che tende ad allineare i tempi della giustizia italiana a quelli dei paesi civili? E’ una “giustizia” tutta costruita su interessi corporativi e di categoria, autoreferenziale e sospettosa di ogni ingerenza “politica”, cioè di chi esercita il mandato che nasce dalla sovranità popolare, ma che al contrario si considera autorizzata a interferire con la vita politica distorcendola attraverso procedimenti interminabili.
Naturalmente è necessario un filtro sistematico tra la volontà popolare, in cui si esprimono maggioranze e minoranze, e l’esercizio della giurisdizione, che è tenuta a garantire diritti anche alla più infima minoranza. Questo principio, però, non può essere capovolto, attraverso l’esercizio da parte di un ordine di una funzione di arbitrato sulla sovranità popolare. E se c’è una cosa certa è che una giustizia tempestiva non va certo contro l’interesse generale. Che poi questa legge abbia un risvolto pro Silvio Berlusconi è ovvio. Per noi è giusto, per altri no, ma una giustizia in tempi ragionevoli è un bene per tutti.